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Bersani: "Mettiamoci dalla parte dei deboli, di chi lavora, di chi produce, e faremo una società migliore per tutti"
post pubblicato in Documenti e Contributi, il 13 ottobre 2009
L'intervento alla convenzione PD

E' il primo a parlare perché la sua mozione è stata la più votata dai circoli. E inizia dal saluto agli iscritti, Pierluigi Bersani, “tutti quelli che hanno partecipato ai congressi di circolo, comunque abbiano scelto o votato. È stata una straordinaria e inedita prova di democrazia di cui dobbiamo essere orgogliosi”. Poi spiega i tratti salienti di quella che sarà la sua segreteria se vincerà, per parlare di politica e di Italia: “Lavorerò con gli altri candidati per una straordinaria partecipazione alle primarie e perché le primarie mostrino sia il nostro aperto confronto di idee sia la nostra amicizia e la nostra unità. Ricordiamoci che chi lavora per fare un partito lavora per realizzare la nostra Carta Costituzionale e non c’è bisogno di interpretare o tanto meno di deformare posizioni altrui, e ancora meno di litigare. Ognuno dice la sua, iscritti ed elettori decidono. Noi ci atteniamo alle loro decisioni, per quello che mi riguarda l’unico avversario possibile è colui che piccona la ditta”.

L’Italia del 2009. Vive una “deformazione di fatto degli equilibri costituzionali e un indebolimento progressivo delle nostre prestazioni economiche e sociali rispetto all’Europa e al mondo. Non significa essere catastrofisti o alimentare la sfiducia o sottovalutare dinamismi, eccellenze, potenzialità a cui dobbiamo sempre richiamarci. La realtà va guardata in faccia e la retorica dello stellone italico, del sole in tasca, dei cieli azzurri ci sta addormentando tutti e rischia di distruggere la capacità di reazione del Paese. Ma se si mette l’orecchio a terra si sente nervosismo diffuso, tensione, preoccupazione. Per la perdita di orizzonte, l’insicurezza crescente nella vita delle persone e delle famiglie, le prospettive dell’impresa. E la politica offre al Paese un messaggio di incertezza, Berlusconi afferra ancora il presente ma non può promettere un futuro né ai suoi né al Paese. Ma una parte importante dei suoi possibili esiti è nelle nostre mani, nelle nostre mani a cominciare da questo Congresso".

La destra populista.
“Berlusconi fa camminare il Paese sull’orlo di una deformazione populista del nostro sistema, e noi dobbiamo mettere l’opinione pubblica e la coscienza civile del Paese di fronte alla gravità di questo problema”. Poi denuncia le pulsioni di tipo populista, “di semplificazione drastica dei processi di partecipazione democratica, che riscontriamo in molti paesi a democrazia matura. La difficoltà della democrazia rappresentativa a dominare con efficacia i nuovi problemi lascia spazio a domande di semplificazione e di autorità. Ma se altrove queste pulsioni sono sfumature pur significative nei meccanismi di consenso, da noi il fenomeno sta penetrando ed è già penetrato ben più in profondità. La ragione? il sapore di antipolitica che lasciò in eredità la caduta del muro che avevamo in casa, la singolare forza, di Berlusconi. In ogni caso i fatti ormai si vedono, con l’indebolimento della mediazione fra popolo e governo, l’idea che il consenso debba prevalere sulle regole, l’idea che noi si sia di fatto fuori dal sistema parlamentare, che gli elettori cioè non eleggano un Parlamento ma un capo e che si possa parlare tranquillamente di coabitazione fra Presidente della Repubblica e Presidente del Consiglio. Ma se vediamo con evidenza, e le denunciamo, forme di controllo e condizionamento dei mezzi di informazione; vediamo con minore evidenza un fatto ancora più profondo che riguarda la formazione delle leggi.

Si alle primarie, no alla nomina dei parlamentari.
Il Capo del Governo nomina ormai di fatto i suoi parlamentari. È il capo che dà la fiducia alla maggioranza e non viceversa. Con 25 voti di fiducia e 38 decreti omnibus in 15 mesi ogni decisione è resa possibile; e quindi ogni pressione e perfino ogni ricatto possono essere possibili verso forze economiche e soggetti sociali, così che prevalgano assuefazione e conformismo; così si pensa di poter portare l’opposizione a quella sensazione di impotenza che genera riflessi ribellistici e minoritari. Eppure la Costituzione c’è e batte un colpo! C’è il Presidente della Repubblica, c’è la Corte Costituzionale. Ma ecco che arrivano le picconate contro i muri portanti della casa comune. È tempo di reagire ad una deriva che a poco a poco ci allontana dal contesto delle grandi democrazie del mondo. Ma come reagire? Non possiamo reagire con risposte speculari che portano legna a quel fuoco che Berlusconi vuole accendere attorno ad una personalizzazione che fa del giudizio del popolo su di lui il giudizio di Dio. Né stando in difesa e abbarbicandoci al politicamente corretto. Ci vuole una politica di combattimento, bisogna aprire il fronte di una battaglia democratica. Credo che ci chiamiamo Partito Democratico non perché vogliamo sperimentare la democrazia perfetta in casa nostra, ma perché poniamo al Paese il tema della democrazia e di una democrazia efficiente. Vogliamo custodire i pilastri costituzionali di una democrazia rappresentativa, rigettare ogni forma di autoritarismo che ci ruberebbe il futuro di paese avanzato fra i paesi avanzati del mondo e ci distaccherebbe intimamente dal contesto europeo. È tempo di aprire un confronto con tutte le altre forze di opposizione sul tema della democrazia e delle istituzioni e di rivolgerci alle forze che nella maggioranza sono più consapevoli del problema. Proviamo con le nostre primarie a dire una cosa precisa: è possibile che un cittadino possa scegliere il Segretario del PD e non possa scegliere il suo Parlamentare? Noi vogliamo una legge inquadrata nel sistema bipolare, che garantisca trasparenza e stabilità della maggioranza nella legislatura, e che consenta al cittadino di guardare in faccia il suo Parlamentare, di potergli chiedere conto del suo operato a partire dal suo territorio. Dobbiamo mobilitarci su questo e chiedere a tutte le forze di opposizione se sono pronte a discutere con noi di una iniziativa su questo.

Berlusconi non è Mr. Wolf. “Per la storia profonda e per i caratteri profondi di un Paese come il nostro la deformazione del processo democratico può andare in secondo piano se passa l’idea che per quella via qualche problema si risolve. Non c’è certo bisogno di spiegare questo concetto al nostro Presidente del Consiglio, lui si presenta come il personaggio di Pulp Fiction: sono Wolf, risolvo problemi sempre che mi lascino lavorare. Ma quali problemi ha risolto davvero il signor Wolf? In ormai dieci anni di governo qual è una riforma che si possa ricordare e che non riguardi lui stesso? Abbiamo forse meno fisco, meno burocrazia, più occupazione, più crescita? In che cosa è migliorato questo Paese? E adesso, nella crisi, che cosa possiamo dire che stia facendo precisamente se non aspettare che torni il bel tempo? Non c’è bisogno di essere degli indovini per sapere che cosa succederà: avremo tra quest’anno e l’anno prossimo un milione di disoccupati in più e migliaia di piccole imprese in meno. E tutto questo per una crisi psicologica! Dopo tanti anni di governo non c’è niente di risolto. Ha usato il governo per fare consenso.

Così ci giochiamo il futuro, servono riforme. Se invece di guardare ogni giorno un albero noi guardassimo la foresta, vedremmo che rischiamo una riduzione strutturale della nostra base produttiva, un nostro rimpicciolimento. Stiamo buttando via le nostre risorse potenziali nell’eccesso di disuguaglianza fra ceti sociali e territori, nell’assenza di mobilità sociale, nell’incapacità di prendere decisioni di sistema, cioè di fare riforme: riforme sociali, riforme liberali, riforme civiche. La priorità assoluta e immediata è quella di portare risorse sui redditi medio-bassi, su chi sta perdendo il lavoro, su chi ha superato la soglia di povertà, soglie minime di salario, di reddito, di pensione; sull’unificazione e la tutela dei percorsi di ingresso al lavoro; sulle prospettive del sistema pensionistico e non già dal lato dell’allungamento dell’età (chi ha visto l’evoluzione delle norme sa che questo non è più il problema centrale!) ma bensì sulla tenuta dei livelli pensionistici per le nuove generazioni. Dobbiamo aprire un confronto per un nuovo patto economico e fiscale con le piccole imprese e con le partite iva, mondo verso il quale abbiamo un problema non risolto. Dobbiamo promuovere un piano per mettere ambiente ed efficienza energetica immediatamente e stabilmente nel motore della crescita, investendo le politiche industriali, le politiche pubbliche e la qualificazione dei consumi.Dobbiamo interpretare meglio i temi della scuola e della sanità.

Scuola, Università e Ricerca: la prima fonte energetica del Paese. Il tratto prevalente dell’operazione Tremonti-Gelmini è quello di una riduzione dell’offerta formativa e dell’occupazione. Quando toccherà a noi non potremo accettare gli esiti di quella impostazione. Fermatevi, e facciamo finalmente una operazione nazionale sul sistema formativo, mobilitando le migliori competenze così come si fece ad esempio per la riforma del sistema sanitario nazionale, offrendo alle nuove generazioni e al Paese un assetto moderno, stabile e condiviso dell’istruzione e della ricerca.

Sanità, si a qualificazione e risanamento. Abbiamo eccellenze nell’organizzazione sanitaria in grado di indicare la strada per affrontare i buchi neri che pure abbiamo. Ma distruggere il sistema universalistico, no! I livelli essenziali di assistenza sono un cardine del sistema universalistico e vanno garantiti in modo universale.

Donne e diritti civili. Basta con gli stereotipi distruttivi sulla dignità della donna, serve rispetto e poi torniamo a vedere le condizioni reali di svantaggio e di disuguaglianza, di carico e di fatica. e non si può prescindere da una loro presenza e da un loro protagonismo nei luoghi di decisione. Servono regole di transizione o quote massicce e transitorie sia nei luoghi della politica e delle istituzioni sia in alcuni luoghi dell’economia e della società. Mostriamoci combattivi, così come stiamo facendo, contro razzismi di ogni genere e contro l’omofobia. Facendo leva sugli umanesimi forti che stanno nelle nostre radici e che ci consegnano l’idea di un uomo mai separabile dalla sua dignità e dalla sua libertà, stiamo in campo per l’umanizzazione delle conquiste della tecnica. Diciamolo con chiarezza: non può essere che metà del Paese decida come debba morire l’altra metà; non è possibile. Cerchiamo soluzioni umane e condivise.

Civismo, costi della politica evasione fiscale. Il civismo è il grande punto di attacco per le nostre politiche, la vera chiave di rapporto con la società civile, anzi la società civica. Civismo vuol dire innanzitutto sobrietà della politica senza antipolitica. Ci vuole una Maastricht sui costi della politica che ci metta nella media europea. Così come ci vuole una Maastricht della fedeltà fiscale con un percorso fatto di dissuasione e di incentivazione. Civismo è portare il merito dal cielo alla terra accettando e allestendo in ogni campo meccanismi credibili di valutazione; è rispetto per la sicurezza e per la vita umana nei luoghi di vita e di lavoro e soprattutto è legalità, la legalità dello Stato e non delle ronde, la legalità della lotta a tutte le mafie, la legalità di una giustizia civile finalmente riformata e funzionante.Qui, in questa riscossa civica che il Partito Democratico deve interpretare, metto anche il tema dell’unità del Paese.

Difendiamo e ricostruiamo l’unità d’Italia. Il blocco Lega-destra sta facendo passare l’idea che la politica non deve combattere il divario ma deve interpretarlo, rappresentarlo. Nella loro visione in realtà la prospettiva del federalismo è appunto questo e questo fa da copertura alla distruzione di ogni politica meridionalistica e alla rapina di ogni risorsa. Dobbiamo discuterne ma sono convinto che siamo i soli che possono dire le stesse cose a Varese e a Napoli e che possono legare il rinnovamento delle classi dirigenti a politiche meridionalistiche praticabili e davvero nuove nei contenuti. Sono convinto che abbiamo la forza e la capacità di farlo.

La libertà economica, il conflitto d’interessi. Se ci sono beni fondamentali che non intendiamo affidare al mercato,(salute, istruzione, sicurezza, diciamo anche che è tempo di una offensiva liberale per aprire mercati regolati in molti settori dell’economia oggi strozzati da sistemi relazionali, corporativi, monopolistici. Il cittadino-consumatore al centro e al centro la possibilità di iniziativa economica su basi di parità, a cominciare dai giovani! Facciamo uscire dalle nebbie il conflitto di interessi, fissandolo precisamente su due punti. Primo, le incompatibilità. Per esempio, chi è nella sostanza il concessionario non può fare anche il concedente. Secondo, norme contro le posizioni dominanti in tutte le articolazioni che l’evoluzione tecnologica ha portato nei sistemi di comunicazione e di informazione. Qui sta la sostanza del problema; su questo, in una società liberale va concentrata l’iniziativa.

Le politiche locali. Le nostre culture che hanno le loro originarie radici nella dimensione del territorio, le nostre culture hanno inventato l’urbanistica, gli asili nido, le aree artigianali, la sanità pubblica. Non hanno niente da imparare da chi il quindici anni di veramente nuovo ha inventato solo le ronde. Ma non possiamo cavarcela così. Dobbiamo portare a sintesi e a politicità le nostre esperienze locali sui nuovi temi di frontiera: la sicurezza, la mobilità, l’ambiente, l’immigrazione, l’integrazione, la rete sussidiaria delle risposte sociali. I nostri amministratori e in particolare le nuove generazioni dei nostri amministratori, devono essere messe in condizione di aiutarci a produrre un punto di vista, un orientamento nazionale riconoscibile ed identificabile sulle nuove politiche locali.

Chi siamo.
Noi siamo il partito che pone la questione dell’alternativa di governo sapendo bene che il tempo della semina non è quello del raccolto ma sapendo altrettanto bene che in vista del raccolto la semina ha una certa importanza. Opposizione vuol dire opporsi e vuol dire anche lavorare visibilmente per offrire un’altra scelta ai cittadini elettori. Dobbiamo con il Congresso dare un messaggio chiaro e generoso verso l’esigenza di organizzare il campo dell’alternativa e chiediamo altrettanta generosità a tutte le altre forze dell’opposizione. Non siamo più nello scenario di frammentazione esasperata del sistema, la scelta di fare il Partito Democratico ha cambiato la situazione. Adesso abbiamo tre cose da fare: rinnovare e rafforzare noi stessi; riaprire il cantiere dell’Ulivo con movimenti politici e civici disposti ad un dialogo con noi; lavorare per un quadro ampio di alleanza politiche. Noi non vogliamo fare da soli né ci immaginiamo da soli nel futuro, chi pensasse di fare da solo lucrando qualcosa dalla divisione delle forze di opposizione se ne prenderebbe la responsabilità. Penso anzi che dobbiamo proporre già con il nostro Congresso ampie alleanze democratiche per le prossime elezioni regionali, ma giungiamo a questa politica di apertura con un profilo nostro, senza trattini o divisione dei compiti, con un nostro modo di rivolgerci a tutta l’area del centrosinistra e a quella parte dei ceti popolari che fino a qui hanno guardato a destra.

Chi siamo? Bersani lo spiega con un profilo “sociale, civico e liberale, con la forma, il linguaggio e l’organizzazione di un grande partito popolare dei tempi moderni. Un partito che si rivolge con concretezza ai ceti popolari: lavoro, piccola impresa, famiglia, nuove generazioni. Che lavora per correggere i suoi difetti, un PD non di un uomo solo ma che vive come comunità di protagonisti, che accetta una disciplina liberamente condivisa, che lavora su un rinnovamento fatto non per via di simboli ma riconoscendo piuttosto le nuove forze che sono già in campo e aprendo loro la strada. Un partito che riconosce che non c’è politica senza pensiero e che riprende quindi in modo non occasionale un rapporto con le forze intellettuali. Un partito plurale, ma non in forma di coabitazione per quanto amichevole. Un partito che si costruisce come sintesi creativa fra antiche radici e nuove culture. Se dico sinistra, se dico popolarismo, se dico cattolicesimo democratico, se dico laicità, se dico civismo non sto parlando di correnti, sto parlando di materiali preziosi da amalgamare per costruire il nostro nuovo muro maestro così che le sensibilità e i punti di vista plurali non si balcanizzino e non siano esclusi dalla centralità di un impianto di cultura politica, da trasmettere alle nuove generazioni.

Il senso.
“Invece di dire "futuro" ho detto "storia e senso" sperando che si capisse che intendevo appunto parlare di futuro. Di un futuro che non dimentichi tutti quelli che pronunciando le parole di cui noi facciamo facile uso: libertà, giustizia, democrazia, hanno pagato un prezzo ben più alto del nostro. Di un futuro che puoi affrontare se ti armi non di vuota retorica ma di un senso sicuro, stabile, convinto. Ho detto cento volte qual è per me il senso e lo ripeto qui: se ti metti dalla parte dei deboli, dei subordinati, di chi lavora, di chi produce puoi fare una società migliore per tutti. Questo è il senso che vi propongo, se non fosse vero questo, se non fosse razionale anche oggi e per il futuro guardare l’innovazione con gli occhi della giustizia e della libertà di tutti, noi non avremmo un mestiere. Invece è questo il nostro mestiere, la nostra ragione sociale, il nostro senso; quello per cui ci mettiamo in libera associazione, quello per cui diciamo a un giovane: vieni, cambiaci in meglio, combatti con noi!



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SOSTIENI BERSANI e BOTTINI 09
post pubblicato in SOSTIENI BERSANI e BOTTINI 09 , il 8 ottobre 2009
 


Una politica trasparente deve autofinanziarsi in modo trasparente.

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VIAGGIO NEL CUORE DELL'UMBRIA
post pubblicato in Come si vota, il 5 ottobre 2009

 All'indomani dei risultati ottenuti nei circoli, per il congresso del Partito democratico e per la nomina di segretario regionale del Pd, Lamberto Bottini, candidato in quota Bersani, intepreta con ottimismo i dati e rilancia la sua idea di partito e dell'Umbria.

Chiusa la prima fase congressuale, il candidato alla Segreteria regionale del Partito democratico per la mozione Bersani Lamberto Bottini fa un primo bilancio del voto nei circoli e si prepara alle primarie. “Non posso che esprimere soddisfazione – ha detto – per questa prima fase che ha visto una partecipazione molto significativa degli iscritti, i quali, in maniera chiara, hanno espresso apprezzamento per i contenuti della mozione Bersani e Bottini, oltre che per un rinnovato Pd all’altezza delle sfide di governo che ci attendono”. Al voto nei Circoli territoriali del Pd si è, infatti, recato il 70% degli aventi diritto (circa 16.600 persone), il 10% in più della media nazionale. “Un risultato importante – secondo Bottini – per chi fa della partecipazione un punto importante e identitario”.

A livello regionale, la mozione Bersani ha raggiunto il 53,5% delle preferenze, mentre la mozione Franceschini si è attestata sul 41% e la Marino sul 5,5%. In provincia di Terni Bersani vola a quota 54,5% contro il 37,5% della Franceschini e l’8%. Ottimo il risultato conseguito da Bersani e Bottini nel Perugino, dove si è superato il 53% (42,5% Franceschini, 4,5% Marino), e nelle città di Terni e Perugia (a Perugia si è, addirittura, raggiunto il 57%, contro il 39% di Franceschini e il 4% di Marino e per Bersani e Bottini si sono espressi ben 19 circoli su 29). “Siamo molto contenti del risultato conseguito – ancora Bottini – che delinea una maggioranza politica netta all’interno del Pd. In Umbria la partita non era semplice ma 12 punti di scarto era quanto di meglio potessimo immaginare”.

“Si apre ora – ha sottolineato Bottini – la fase che porterà alle primarie del 25 Ottobre, dove ci si aspetta un’ampia partecipazione che possa consolidare questo primo importante risultato”. Al centro della campagna congressuale di Bottini ci sarà un “Viaggio al cuore dell’Umbria” (dettagli in allegato).

“Siamo convinti – ha spiegato Gianluca Rossi, coordinatore regionale della mozione Bersani – che la nostra proposta, dopo il successo profondo e radicato nei circoli, potrà trovare nuova linfa dal voto degli elettori e ulteriore consenso alle primarie”. “Bottini – ha detto Sandro Corsi – è persona di spessore, serietà e profondità nell’analisi della realtà umbra” e il suo progetto, unitamente a quello di Bersani, saprà imprimere un’aria di rinnovamento al Partito Democratico. “Senti che bel vento”, il seguito della canzone di Vasco Rossi dalla quale si è scelto di prendere spunto per lo slogan della prima fase congressuale, potrebbe ora accompagnare il viaggio di Bottini verso le primarie del 25 ottobre. A sottolineare la convinzione che il confronto con il voto degli elettori del Pd non possa che consolidare il grande risultato fin qui conseguito. Soprattutto “a giudicare – ha spiegato Maria Prodi – dall’ampiezza e dalla coralità del riconoscimento accordato alle figure di Bersani e Bottini candidati segretari del nostro partito”. Sarà importante, ora, puntare “all’unità del partito e lavorare – conclude Bottini - per mettere a leva tutte le energie presenti nel Pd”.

Un partito a vocazione maggioritaria, significa avere come obbiettivo la rappresentanza dei problemi degli interessi della maggior parte della società. Questo è il partito che abbiamo in mente, questo è il partito che vogliamo costruire. Per questo l’occasione della campagna delle primarie del Partito Democratico dell’Umbria, per noi rappresenterà l’occasione per allacciare un dialogo con la società umbra.

Il viaggio nel cuore dell’Umbria è la campagna di ascolto che la mozione Bersani svilupperà per definire le priorità della piattaforma politica e di riforme necessarie alla modernizzazione dell’Italia e dell’Umbria.

Compito di un partito politico è quello di coinvolgere i cittadini, attribuendo protagonismo alle persone con cui individuare i percorsi, costruire risposte ai nuovi bisogni e definire i confini di quella politica capace di suscitare emozioni e passioni capaci di mobilitare la gente e non solo il ceto politico.

In questo viaggio incontreremo le persone che con merito, creatività, innovazione, sono nelle imprese, nelle professioni, nell’università, nel no profit e stanno dimostrando che un’Umbria del futuro già esiste e combatte quotidianamente per uscire fuori da una crisi strutturale che sta modificando i paradigmi della competizione e della coesione civile.

Sta alla politica definire quel senso comune necessario per trasformare in sistema questo complesso di individualità diffuse in tutto il territorio umbro. Noi vogliamo costruire un partito in grado di “Pensare l’Umbria di domani”.

In questo quadro il congresso del PD deve necessariamente diventare il congresso della società Umbra senza cedere a sterili discussioni che rendono il partito incomprensibile al di fuori dei propri confini.


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Congresso Pd. Bottini risponde alle dichiarazioni di Stramaccioni: "Sono dispiaciuto". Così si divide il partito
post pubblicato in Comunicati Stampa , il 2 ottobre 2009

Dopo le dichiarazioni di Alberto Stramaccioni, relative alle presunte irregolarità del voto dei circoli e alle azioni invasive della mozione Bersani, risponde Lamberto Bottini, il candidato alla segreteria regionale del Pd, che ha ottenuto la maggioranza dei consensi in questa prima fase di elezioni. "Sono dispiaciuto per le dichiarazioni rilasciate da Alberto Stramaccioni questa mattina in conferenza stampa. Dichiarazioni che - mi sembra - danno un'immagine complessivamente negativa del Partito democratico e che agiscono soprattutto sulla divisione. Va in tutt'altra direzione, invece, il mio impegno in qualità di candidato alla Segreteria regionale, impegno che tende piuttosto a valorizzare e a tenere unito il partito, come ci invitano a fare i nostri iscritti e i nostri elettori".


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ANNA FINOCCHIARO a NARNI
post pubblicato in diario, il 2 ottobre 2009

VIAGGIO NEL CUORE DELL'UMBRIA logo
post pubblicato in VIAGGIO NEL CUORE DELL'UMBRIA , il 2 ottobre 2009

Conquistato il cuore della maggioranza degli iscritti, Bottini parte per il "Viaggio nel cuore dell'Umbria"
post pubblicato in Comunicati Stampa , il 2 ottobre 2009

Archiviata la fase numero uno, ossia quella del voto dei circoli, Lamberto Bottini ha dato oggi inizio a quella numero due, ossia quella che porta alle primarie di popolo del 25 ottobre. In programma, un giro in tutta la regione che i bersaniani hanno voluto chiamare “Viaggio nel cuore dell’Umbria”. Nella conferenza stampa di questa mattina all’hotel Sangallo di Perugia Bottini è partito dai numeri definitivi del voto dei circoli.

Lamberto Bottini è uscito vincitore con il 53,4 per cento, un dato sottolineato come “una vittoria larga: vinciamo in tutte le realtà più importanti della regione. Una vittoria quindi non a macchia di leopardo ma omogenea”. Il dato dei due capoluoghi di provincia è quello su cui si sofferma Bottini: “A Terni abbiamo ottenuto il 54 per cento, a Perugia siamo oltre il 57 e ci siamo imposti in 19 circoli su 29: questi sono numeri significativi”.

Significativi come quelli relativi all’affluenza: “Hanno votato – dice Bottini – 17mila persone, due iscritti su tre. E’ una percentuale straordinaria”. Il 60 per cento circolava più negli articoli di giornale che nelle loro teste. “Siamo oltre il 50 per cento – dice Bottini -: 12 punti in più rispetto alla mozione Franceschini è quanto di meglio ci si poteva aspettare”. A Stramaccioni non ha niente da dire se non un sintetico “buon lavoro”.

Ora la palla passa al popolo delle primarie. Per conquistarlo i bersaniani hanno dunque pensato a questo tour di 25 giorni in giro per la regione. E se questa gente rovesciasse il risultato dei circoli, creando praticamente due segretari, ossia uno che ha la maggioranza dei circoli e l’altro che ha quella del popolo delle primarie, come si arriverebbe ad una sintesi politica all’interno del Pd? Non si creerebbero dei problemi? La risposta la danno Bottini stesso e il capogruppo del Pd in Regione GIanluca Rossi: “Le regole sono queste. Regole che andranno comunque cambiate in futuro. Ma ora ci sono queste e noi le rispetteremo. E’ stato deciso che la parola finale la daranno gli elettori e non gli iscritti”. Punto. E se alle primarie andasse a votare, mettiamo, uno de La Destra? La risposta di Bottini è lapidaria: "Mi indispettirebbe".

Nel viaggio di Bottini primaria attenzione, sottolinea il candidato segretario, andrà ai giovani e al mondo dell’economia e del lavoro, “mondi in gravissima sofferenza a causa della crisi economica”. Senza dimenticare quelli “dell’associazionismo, dei servizi alla persona, dell’ambiente e dell’università”. Una lunga fase di ascolto dunque, in cui Bottini cercherà di “intercettare le idee e i sentimenti” delle persone.

tratto da UmbriaLeft

A Perugia città avanti la coppia Bottini-Bersani (53%). Stesso dato in provincia. Ecco i numeri dei congressi del weekend
post pubblicato in Come si vota, il 28 settembre 2009

Dopo un intensissimo weekend di votazioni, i risultati dei congressi di circolo del Pd perugino dicono questo: Bersani è avanti, Franceschini insegue ma non sfonda e Marino è vicino alla soglia del 5 per cento che gli permetterebbe di accedere alle primarie del 25 ottobre. Il quadro di Perugia città, quando hanno votato 22 circoli su 29, è questo. Partiamo dal nazionale: su 2448 votanti (2406 i voti validi) Bersani ne ha conquistati 1315 (54.66%), Franceschini 1005 (41.77%) e Marino 86 (3.57%). Per quanto riguarda il regionale Bottini ottiene 1301 voti (54.32%), Stramaccioni 999 (41.71%) e Marinelli 95 (3.97%).

Allargando lo sguardo a tutta la provincia di Perugia, il risultato cambia di pochissimo. Quando si sono espressi 88 circoli su 165, la mozione Bersani ha ottenuto 3841 voti (54.1%), Franceschini 2967 (41.79%) e Marino 294 (4.14%). I risultati del regionale sono pressoché invariati e vedono Bottini avanti col 53.05%, Stramaccioni indietro al 42.39% e Marinelli al 4.56%.


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A Perugia città avanti la coppia Bottini-Bersani (53%). Stesso dato in provincia. Ecco i numeri dei congressi del weekend
post pubblicato in Come si vota, il 28 settembre 2009

Dopo un intensissimo weekend di votazioni, i risultati dei congressi di circolo del Pd perugino dicono questo: Bersani è avanti, Franceschini insegue ma non sfonda e Marino è vicino alla soglia del 5 per cento che gli permetterebbe di accedere alle primarie del 25 ottobre. Il quadro di Perugia città, quando hanno votato 22 circoli su 29, è questo. Partiamo dal nazionale: su 2448 votanti (2406 i voti validi) Bersani ne ha conquistati 1315 (54.66%), Franceschini 1005 (41.77%) e Marino 86 (3.57%). Per quanto riguarda il regionale Bottini ottiene 1301 voti (54.32%), Stramaccioni 999 (41.71%) e Marinelli 95 (3.97%).

Allargando lo sguardo a tutta la provincia di Perugia, il risultato cambia di pochissimo. Quando si sono espressi 88 circoli su 165, la mozione Bersani ha ottenuto 3841 voti (54.1%), Franceschini 2967 (41.79%) e Marino 294 (4.14%). I risultati del regionale sono pressoché invariati e vedono Bottini avanti col 53.05%, Stramaccioni indietro al 42.39% e Marinelli al 4.56%.


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ROSY BINDI A PERUGIA
post pubblicato in diario, il 25 settembre 2009

 


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